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  26 . Marx: l'analisi della societ capitalistica.
  
  Da:  P.  Macry,  Introduzione alla storia della  societ  moderna  e
contemporanea, Il Mulino, Bologna, 1980.
     
         La  caduta  del muro di Berlino, la dissoluzione  dell'Unione
         Sovietica   e   il  crollo  dei  paesi  socialisti,   insieme
         all'esaurirsi  di un clima politico caratterizzato  da  nette
         contrapposizioni      ideologiche,       fanno       apparire
         irrimediabilmente  datata  l'analisi  marxiana  del   sistema
         capitalistico.  Eppure fu proprio tale  analisi  che  origin
         un'ideologia   e   un  movimento  di  massa   che   divennero
         protagonisti della vita politica e sociale in tutti  i  paesi
         del mondo per pi di un secolo. Uno dei principali motivi  di
         questo  successo  va  ricercato nel  fatto  che  con  le  sue
         affermazioni  Marx  dava basi scientifiche  al  socialismo  e
         rendeva  realistico  il suo progetto di trasformazione  della
         societ.  Il  passaggio  dal capitalismo  al  socialismo  era
         infatti  presentato  come una inevitabile  conseguenza  delle
         contraddizioni insite nel sistema capitalistico stesso e  dei
         meccanismi  che  il filosofo tedesco riteneva  determinassero
         il  processo della storia. L'incisivit dell'analisi marxiana
         risulta  chiara  dal  seguente passo dello  storico  italiano
         Paolo Macry, che ne illustra le linee fondamentali.
     
Marx e la tradizione marxista ottocentesca affondano le proprie radici
nel contesto di un'Europa che sta sperimentando le prime fabbriche e i
primi  regimi parlamentari, dunque anche nel pensiero degli economisti
classici  e  nella teoria politica liberale. Ma ne sono  i  principali
critici.
     Il  marxismo  vuole rimettere con i piedi per  terra  il  sistema
economico  e  politico  che si afferma nell'Occidente  dell'Ottocento,
analizzandone  la genesi e storicizzandolo. Esso non   una  sorta  di
stato  di  natura ma il risultato storico di processi che  partono  da
lontano,  hanno  origine  nei  regimi  feudali,  subiscono  una  prima
accelerazione  a  partire  dal  sedicesimo  secolo  e   maturano   nel
Settecento.  Visto in uno spessore storico, il capitalismo    frutto,
per Marx, di un doppio
     
     p 497 .
     
     processo:   l'accumulazione di ricchezze e di potere  sociale  e
politico da parte di un'area geografica (l'occidente europeo) ai danni
di  un'altra  (le colonie) e di una classe sociale (la  borghesia)  ai
danni  di  un'altra  (i  contadini).  Il  processo  dell'accumulazione
originaria crea gerarchie e sperequazioni sia a livello internazionale
(l'inizio  di  una spaccatura tra paesi in sviluppo e paesi  dominati,
che  contribuiscono  forzatamente a quello sviluppo),  sia  a  livello
sociale  (la formazione di una borghesia capitalistica e, per  contro,
di  un proletariato, sprovvisto di ogni mezzo di sussistenza oltre  la
propria capacit di lavoro). Tanto l'accumulazione originaria  che  la
formazione  del  proletariato accadono  sotto  la  spinta  di  precisi
interessi e in modo traumatico:  violenta la conquista militare e  lo
sfruttamento  delle  colonie, l'estrazione di  derrate  e  di  materie
prime,  l'imposizione  nelle  colonie  delle  merci  occidentali,   la
riduzione  a  schiavit di intere popolazioni; altrettanto,  l'attacco
alla  terra dei contadini da parte di signori e fittavoli, la chiusura
dei demani, l'indebitamento usuraio [...].
     Il  capitalismo    un  sistema  di  armonia  e  di  libert?  Al
contrario  -  rileva  Marx- esso funziona su meccanismi  originari  di
dipendenza,  asimmetria e sfruttamento. Un rapporto  di  dipendenza  
quello   che   connette  le  due  classi  fondamentali,  borghesia   e
proletariato:  l'esistenza dell'una si lega a  quella  dell'altra.  Il
meccanismo  del  surplus  parte  dalla  valorizzazione  dei   prodotti
inanimati ad opera del lavoro umano: strumenti e materie prime sono di
propriet del capitalista; il lavoro  operaio. Capitale e lavoro sono
intrinsecamente  collegati. Senza questo nesso non si  ha  valore,  n
profitto, n surplus.
     Ma  il  rapporto  tra borghesia e proletariato  asimmetrico.  E'
solo  fittizia la supposizione liberale che si tratti di due  soggetti
liberi,  che definiscono liberamente sul mercato i termini del proprio
rapporto  di lavoro. L'esistenza di una quantit di forza  lavoro  non
occupata   rende  cronicamente  debole  la  posizione  di  chi   cerca
occupazione  e  forte, dominante la posizione di  chi  l'offre.  Senza
contare  che  le  strutture  politiche, sociali  e  culturali  vengono
modellate  e  influenzate  dai detentori del potere  economico,  dalla
borghesia   capitalistica:   e  questo  aggrava   la   debolezza   del
proletariato,  che  deve far fronte alla parzialit  di  classe  degli
organi  statali, delle amministrazioni locali, dei sistemi giudiziari,
dell'etica corrente ch' un'etica borghese.
     Il  rapporto  di  diseguaglianza tra borghesia e proletariato  si
perpetua e si aggrava attraverso il meccanismo dello sfruttamento. Nel
sistema  capitalistico, il surplus (o plusvalore) viene fatto  proprio
da  chi  detiene  i  mezzi  di produzione.  Esso    valore  sottratto
direttamente  al lavoratore, essendo la differenza tra il  valore  del
lavoro  realizzato e la remunerazione totale ottenuta dai  lavoratori.
Il  profitto, reinvestito, produce altro profitto. Il salario,  grazie
ai  meccanismi parziali del mercato del lavoro, resta fisso al livello
della  sussistenza operaia: pu crescere, con l'aumento dei  prezzi  o
con l'elevarsi del tenore di vita di una societ, ma rimane un reddito
capace  unicamente  di  far  vivere  e  riprodurre  una  famiglia   di
lavoratori;   comunque  non  permette  accumulazione  e   investimento
produttivo.
     Non pu esservi armonia, date queste dinamiche. Al contrario,  il
sistema  capitalistico  conflittuale: nato dall'affermazione violenta
di  una  classe sociale, che ne crea e ne sottomette un'altra, sconta,
se  si  pu  dire cos, questo suo peccato originale poich  deve  far
fronte cronicamente al conflitto sociale, alla lotta di classe. E' una
lotta,  quella del proletariato contro la borghesia, che  parte  dalle
condizioni  della fabbrica, dal rifiuto di un lavoro  faticoso,  dalle
difficolt di salari bassi; pi in generale ha le proprie radici nella
consapevolezza  dello  sfruttamento e  dell'alienazione;  affronta  il
problema del potere politico, comprende la necessit di riappropriarsi
dei   meccanismi   che   garantiscono  alla   borghesia   il   dominio
dell'economia e dello Stato.
     La  critica marxista al sistema capitalistico investe in pieno il
modello  liberale e il dogma delle libert. Anche in questo  caso,  la
prima operazione  di restituire concretezza di classe a concetti  che
altrimenti  verrebbero assolutizzati e resi sacri: la borghesia  parla
di  libert,  ma esprime l'esigenza di libert borghese.  E'  tale  la
libert  concessa alla propriet privata, la libert d'iniziativa,  la
libert delle contrattazioni individuali di lavoro (che tende a negare
agli
     
     p 498 .
     
     operai  la  possibilit  di organizzarsi per  ottenere  contratti
migliori), l'eguaglianza giuridica, le libert politiche. Sono istanze
che di fatto ratificano l'ordine esistente, preservano una societ nel
complesso  asimmetrica, finiscono col perpetuare  i  meccanismi  della
diseguaglianza.
     Il  concetto di libert, oltre le apparenze, si muta nel  proprio
opposto: quella liberale  la difesa di uno stato di cose, la garanzia
di libert per chi detiene il potere.
     Infine,  la  presunzione dello sviluppo. Marx disegna un  sistema
capitalistico   conflittuale   e   contraddittorio.   Si   tratta   di
contraddizioni fondamentali, che lo rendono in prospettiva debole, che
ne   minano  le  possibilit  di  crescere  illimitatamente.   E'   la
conflittualit  di  classe, che impedisce al  padronato  una  gestione
libera  della  forza lavoro e lo mette di fronte  al  dilemma  di  una
classe  operaia capace di organizzarsi e di esercitare  un  ruolo  sul
mercato  del  lavoro  (sindacato) e nel  sistema  politico  e  sociale
(partito).  Ma non solo: vi sono contraddizioni interne ai  meccanismi
economici del capitalismo, tendenze alla caduta dei tassi di  profitto
(per  l'aumento delle macchine e le riduzione della quota  salariale),
pericoli  di ristagno della domanda interna (per il livello basso  dei
salari),  difficolt di investimento (per l'esaurimento  di  occasioni
allettanti   di  profitto),  fenomeni  di  concorrenza   tra   settori
capitalistici  diversi (un capitalismo agrario e uno  industriale,  ad
esempio) o tra Stati capitalistici eccetera
     Marx  ha  sotto  gli occhi l'andamento sincopato del  capitalismo
ottocentesco,  la  ricorrenza  di  crisi  di  sovrapproduzione  (e  di
sottoconsumo), i problemi vischiosi della ricerca di materie  prime  a
basso  prezzo (e dunque la questione dei rapporti economici e politici
tra  l'Occidente  e  le aree extra-europee), le  ferite  inferte  alla
stabilit  politica  e  alla  crescita  economica  da  parte  di   una
conflittualit sociale molto vivace nel primo Ottocento.
     Pi  in generale, lo sviluppo  smentito dal ruolo stesso  e  dai
caratteri del sistema capitalistico. La sua libert d'impresa  invero
anarchia  produttiva, incapacit di programmazione, spreco di risorse.
Il  meccanismo del profitto, che viene estratto dal lavoro,  mette  un
freno alle possibilit d'utilizzo di tecnologie nuove e al dispiegarsi
di  una  scienza  che  non sia legata alle esigenze  della  produzione
borghese.  I  dislivelli sociali e territoriali che vengono  creati  o
aggravati dal modo di produzione capitalistico determinano instabilit
congenite. [...]
     Il  capitalismo,  nell'analisi e nella  previsione  del  marxismo
perde ogni carattere di naturalit, anzi diventa una fase storica  che
necessariamente  tende ad essere superata dal proprio interno,  grazie
alle sue stesse contraddizioni, ad opera della classe antagonista  che
esso  ha prodotto, il proletariato. La critica al modello liberale  si
fa  proposta  politica: superamento del regime di  propriet  vigente,
alternativa sociale al dominio della borghesia capitalistica e ipotesi
di societ comunista.
     Le   indicazioni  del  marxismo  costituiscono   un   metodo   di
conoscenza  storica,  dove  i  livelli  analitici  e  le  osservazioni
empiriche  si  combinano allo sforzo di pervenire  ai  meccanismi  che
determinano  il processo della storia, per quanto non evidenti  e  non
empiricamente  verificabili. Il reale non si coglie a occhio  nudo  ma
richiede   una   capacit  di  astrazione  e  di  concettualizzazione,
strumenti  teorici  e  termini generali  di  riferimento.  La  scienza
borghese, dice Marx, tende a mistificare l'evidenza empirica, rendendo
universali  e  sacri  i  sistemi  esistenti,  rifiutando  di  cogliere
l'essenza dei meccanismi sociali oltre la loro fenomenologia [al di l
di ci che appare nell'immediato]. Dietro l'apparente automaticit dei
meccanismi  di  mercato e il dogma della domanda  e  dell'offerta,  ad
esempio,  sta  un  sistema di appropriazione del surplus  che,  se  si
realizza  sul mercato, parte dai rapporti di produzione e dalla  quota
di lavoro che non viene retribuita alla classe operaia. Credere che il
prezzo  "libero" del lavoro (il salario) sia una grandezza determinata
da leggi naturali impedisce di vedervi l'origine dello sfruttamento  e
serve a giustificare il profitto.
     La  metodologia marxista invita a costruire delle  gerarchie  che
permettano  di collegare gli elementi costitutivi del sistema  sociale
e,  in  fin  dei  conti,  di comprenderne il funzionamento.  Oltre  la
complessit delle strutture sociali, sta una base materiale che    il
fattore determinante
     
     p 499 .
     
     e  genetico  di  ogni  forma  sociale:  l'organizzazione  sociale
assicura  il funzionamento di un certo livello tecnologico, attraverso
specifici rapporti di produzione. E' la struttura produttiva che detta
legge:  essa vive attraverso i rapporti fra le classi e diventa  forma
sociale,  politica,  ideologica, cio  comportamenti  e  aggregazioni,
istituzioni, modi di pensare. C', bench nel quadro della dialettica,
un'indicazione a leggere la politica e l'ideologia sotto la specie dei
modi e dei rapporti di produzione.
     La  classe diventa classe economica o comunque una realt storica
che  viene segnata anzitutto dalla propria caratteristica nel processo
produttivo.
     Per  quanto talora esasperato polemicamente, il modello  marxiano
ruota  attorno  a  un nucleo concettuale di questo tipo:  struttura  e
sovrastruttura, classi e conflitto tra le classi, sequenza  nel  tempo
di  societ caratterizzate da specifici modi e rapporti di produzione,
previsione  finalistica di una societ senza classi, affidamento  alla
soggettivit  di classe (l'organizzazione, il partito)  del  ruolo  di
gestire e determinare questo processo.
     Tra    i    possibili   compiti   della   storiografia   dell'et
contemporanea, c' quello di verificare le osservazioni fattuali e  le
indicazioni di metodo del marxismo.
